venerdì 1 agosto 2014

Vacanze e anteprime

Tempo di vacanze, anche il blog si prende una pausa. La userò per ricaricarmi, per sviluppare nuove idee e nuovi progetti. Continuerò a lavorare, anche se con ritmo meno serrato, per esempio arricchendo la collezione dei Biscù:
 
 
E uscendo dai confini. Com'è che ci consigliano? Uscire dalla propria comfort-zone e sperimentare (qui, per esempio, ho dipinto il biscùcervo su tessuto):

 
Non sparirò del tutto, perchè resteranno attivi la pagina facebook e il profilo Instagram (con cui ho scattato le foto qui sopra). A proposito, dai, ci raccontiamo i cavoli nostri sotto l'ombrellone (o sotto l'ombrello)? Per me, adesso che è diventato luminoso e bianco, Instagram è balzato di prepotenza in vetta alla classifica dei miei nuovi "mai-più-senza", insieme con Spotify e lo smalto alle unghie dei piedi.
 
Son curiosa, quali sono i tuoi "mai-più-senza" dell'estate 2014? Non valgono gli stivali di gomma!
 
Qui nel blog, ci rileggiamo a fine agosto, se non mi viene nostalgia prima!

martedì 29 luglio 2014

Papier mache: la cartapesta

Uno dei ricordi più netti che ho della scuola materna, a parte quello di essermi azzuffata con una compagnetta e di averle fatto un graffio profondo sul labbro– episodio in cui devo essermi giocata in una volta sola tutta la mia aggressività, poichè, da allora, quell’animosità non l’ho più ritrovata, e così mia mamma mi mandava a judo per sviluppare la grinta e io arrivavo sempre seconda SU DUE – ecco, a parte questo, dicevo, l’altra vivida rimembranza che mi sovviene, è quella di quando abbiamo fatto la cartapesta. Ora che ci penso, ricordo bene anche quando abbiamo fatto il vino (una brodaglia imbevibile) e che, quando ci facevano suonare gli strumenti, tutti volevano accaparrarsi il triangolo.
Ma sarà meglio che ritorni sul binario della cartapesta, materiale povero e meraviglioso che deve quasi passare per la macerazione per dare il meglio di sè. Da quella volta in cui, alla scuola materna, abbiamo fabbricato maschere di cartapesta, ne sono affascinata. Mani sapienti partono da materiali di scarto e semplici colle (lo sapevi, per esempio, che per costruire i carri del carnevale di Viareggio si usa una colla fatta di acqua e farina?) e creano tesori preziosi.
 
Per esempio, mi affascinano le statuine angelo di Jamjarart (shop). Joy Williams è inglese, modella le stue statue, poi le arricchisce con interventi pittorici e dettagli dorati:
 

E son rimasta incantata dalla poesia di questa testina, opera di Sarahandart (shop): facci caso, vicino ci sono matite, un rocchetto di filo, un washi tape: è piccolissima!


La topolina di Vanessa Cabban è una vera opera d'arte, la guardi e ti racconta una storia, la guardi e ti strappa un sorriso. Con le sue zampine piccine tiene una tazza e perfino un biscotto, ma non ti viene voglia di prendere il tè con lei? Qui nel blog di Vanessa puoi vedere altre foto della sua bellissima Evangeline:


E se la cartapesta ti piace tanto, perchè non indossarla? Greta di Pamphlet (QUI la sua pagina facebook) crea bijoux raffinati con soggetti sempre suggestivi. Io, per esempio, ho un suo anello della collezione Voyages in cui c'è una piccolissima mappa di Venezia, la mia città del cuore. E' tutto bello quello che fa, ma adesso che siamo in estate, casca a fagiuolo la sua collezione d'ispirazione marinaresca:

 
La scintilla per la cartapesta è scoccata quando avevo 4 anni e, da allora, non mi ha mai delusa! E tu, che ne pensi?
 
 
Ringrazio le autrici delle opere presentate in questo post per avermi autorizzata ad usare le immagini delle loro bellissime creazioni. 

venerdì 25 luglio 2014

Di nidi, cacce al tesoro e nomi inventati

L'estate per i bambini è lunga, molto lunga. Le giornate si srotolano pigre una dopo l'altra e a volte i giovinotti e le giovinette si annoiano. Il web è pieno di idee per far fare qualcosa ai bambini e tenere lontana la noia, chè poi diventano noiosi anche per noi. Io credo però che ci voglia anche la noia. Certo non quando, se son piccoli, diventano sirene ululanti. O, più grandicelli, ti domandano 40 volte al giorno la stessa cosa perchè non hanno un cavolo d'altro a cui pensare. Però ecco... è quando non hai nulla da fare che i pensieri possono correre liberi e vagolare come lucciole. Ci si può mettere lì sull'amaca, unico stimolo il canto delle cicale, ad immaginare mondi impossibili e avventure spaziali. Se ben vissuta, la noia è il personal trainer della fantasia.
Così, può succedere che tuo figlio, tutto da solo, si scelga un progetto da Riciclattoli tutto l'anno* e fabbrichi un nido per uccellini (e mosche curiose) con una confezione di latte:

Oppure che l'altro figlio, quello dalla lingua sciolta, si diverta ad inventare i nomi. Così, il cane non si chiama più Daria, ma siccome ficca sempre il muso tra i fiori impollinati, è diventata una famosissima Rilassotalpa dal muso giallo. E la gatta della nonna non si chiama più Mimì. E' una Pigrosaura tricolore. Così ora tu non sai più come li devi chiamare.

E noi genitori? Anche noi abbiamo più tempo per dedicarci ad inventare passatempi. Per esempio: tutti gli anni, approfittando del giardino dei nonni, organizzo una o più cacce al tesoro. Comincio dando ai bimbi un bigliettino con un indovinello, una scritta o un disegno da decifrare, che li porterà al primo nascondiglio. Lì troveranno un altro bigliettino che li guiderà al nascondiglio successivo e via così, fino a trovare il tesoro (due fionde per gavettoni). Dissemino delle prove, in mezzo. Una partita a carte con la nonna, il gioco dei mimi col nonno, due palette e un grande vaso da scavare per trovare dov'è sepolto il prossimo indizio. Quest'anno, per renderla più avventurosa, l'ho fatta di sera. Erano eccitatissimi, i due campioni, girando nel buio con le loro piccole torce. Chissà se si ricorderanno, da grandi, con tenerezza, di queste estati pigre e della caccia al tesoro, quando due fionde per gavettoni bastavano per essere felici.

*Ti ricordi le mie sardine nella loro scasatola? E' con quelle che avevo partecipato allo swap di riciclo e fai da te e grazie a loro ho vinto il libro di Valentina Cavalli, Riciclattoli tutto l'anno, pieno di idee riciclose per i nostri bimbi e così facili che un bambino un po' più grandicello può cimentarsi da solo nella realizzazione dei progetti, come ha fatto il mio!

martedì 22 luglio 2014

Chiedilo al Tulimarito, ma anche al Tulinonno: Dremel4home

#Dremel4home è un progetto di Dremel nato per promuovere il "fai-da-te in famiglia", perchè, il DIY è un "affare di famiglia, che oltre a portare creatività in casa, crea anche legame e occasione di condivisione".

Sono d'accordissimo, abbattiamo gli stereotipi! Non c'è solo il nonno chiuso in garage coi suoi ammenicoli la domenica mattina mentre la nonna cucina per figli e nipoti. Non c'è solo la moglie invasata da un'idea creativa e suo marito nascosto da qualche parte che spera finisca il prima possibile. Lo sappiamo bene che in realtà, spesso e volentieri, per le cose di casa si lavora e si progetta assieme: mogli e mariti, nonni e figlie. Così Dremel ha chiesto a 13 blogger (tra cui anch'io) di coinvolgere coniugi e genitori, zii e figlioli  e realizzare il proprio progetto. Tutti i progetti verranno poi raccolti in un ebook.

Qualche settimana fa, ho ricevuto l'attrezzatura.

Emozionata come una bambina piccola la mattina di Natale, già partivo per la tangente immaginando epici progetti. Nella mia testa, è sempre tutto abbastanza facile, basta applicarsi. Telefono subito al Tulinonno, chè stavolta entra in gioco anche lui: "Papà senti qua, ti ricordi che a Natale mi hai regalato il motosaw della Dremel? Ecco, adesso ho un armamentario che Mastro Geppetto mi fa un baffo, iniziamo a pensare?" Poi lo dico alla Tulinonna:"Mamma, che ne dici se costruissimo questo e quello?" e poi arriva il Tulimarito, che guarda tutti gli attrezzi e pensa:"ma quella volta, non potevo sposare un'appassionata di nail art, anzichè una che la lima la usa per il legno?" (ma sotto sotto, gli brillano gli occhi all'idea di costruire qualcosa assieme, chè è un giochetto tra noi quello di fare i brontoloni, ma in realtà essere orgoliosi l'uno dell'altra).

E così, ci stiam tutti mettendo all'opera. Non avendo potuto partecipare all'open lab (ecco il video!) siamo andati dall'esperto di famiglia, il tulicugino, per prendere confidenza con gli strumenti ed esercitarci un po':

Il Tulimarito all'opera col DSM20

E ogni momento è buono per buttar giù le idee e prendere le misure. Anche a colazione righe e matite si mescolano a tazze e cereali!


Ieri abbiamo preso il legno per il nostro progetto... riusciranno i nostri eroi a trasformare l'idea in realtà? Vi farò sapere, qui c'è grande ottimismo!






 

mercoledì 16 luglio 2014

Tuli-packaging

Questo è un post velocissimo, per chiudere un discorso che avevo aperto qualche settimana fa, che a volte mi accorgo di lasciare le cose in sospeso, così uno resta lì e dice: va bene, e allora, alla fine, cos'hai deciso?
 
Dunque: mentre ideavo e mettevo in produzione i Biscù, studiavo anche un modo grazioso per impacchettarli, ricordi? Qui avevo traccolto tre idee: il cui filo conduttore era la carta da pacchi grezza abbinata a colori accesi, un accostamento che già usavo e che, siccome mi piace molto e sottolinea la natura artigianale del contenuto, volevo matenere.
 
Ora che i Biscù hanno visto la luce (eccoli!) e che alcuni sono già partiti per nuove destinazioni, posso mostrarti come arrivano impacchettati.  Il tocco in più che non avevo previsto è una piccola tag con un ringraziamento scritto a mano con inchiostro e pennino. E' successo per caso, come spesso accadono le piccole e belle sorprese: cercavo un punteruolo per i chiodi e invece ho trovato due vecchi pennini di mio papà. Mi son sentita come John Belushi nei Blues Brothers: io, ho visto la luce! Quale strumento migliore per scrivere un bigliettino?


La variante è sostituire la tag di carta con la scritta, con una in tessuto fantasia, abbinata al filato. O metterle entrambe!

(... che anche se avevo solo 3 anni quando è uscito, The Blues Brothers per me è un film cult che non mi stanco mai di rivedere)

 

lunedì 14 luglio 2014

Blocchi di partenza e gratitudine

Guardo fuori dalla finestra, c'è vento e non sembra proprio che sia luglio. I bambini sono a casa e stanno facendo i compiti con il nonno, mentre il gatto Tranquillo, salutandomi, mi ha starnutito in faccia. Io invece sono qui e sono un po' nervosa perchè è come se stessi facendo due inaugurazioni.

La prima inaugurazione è la  mia nuova collezione di bijoux, di cui ho fatto qualche accenno qua e là. Si chiamano Biscù e sono una buffa combriccola un pochino kawaii in cui volpi e gallinelle convivono serenamente, cani e gatti si fanno le coccole e all'orso piace il miele (all'orso piace sempre, il miele).


E mi stanno simpatici, perciò son trepidante, perchè spero che piacciano anche agli altri.


Per i Biscù, voglio ringraziare tante persone. Irene Renon che mi ha regalato i primi fogli,  Sonia che si è sbattuta non poco per farmi avere gli altri, Katiuscia che si è innamorata e Laura e Cristian per avermi portata a mangiare i veggie tacos.

La seconda inaugurazione è la mia boutique su Alittlemarket, dove la Biscù collection, benchè ancora incompleta, è già in vendita ad un prezzo lancio. ECCOLA QUI! Vieni a visitarla? Ci beviamo un café-au-lait e ci mangiamo coloratissimi macarons!

Mi piace chiamarla boutique! Siccome che ALM è francese, la chiamano così. Io mi adeguo volentieri e mi immagino in un boulevard molto parigino con la baguette sotto l'ascella, la maglietta a righe con lo scollo a barchetta e un ombrello rosso.
Per questa, voglio ringraziare Sara, che ha avuto attenzione e pazienza.

Però adesso bando alle ciance, che, a proposito di Biscù, l'orso dei 1000 pollicioni ha scoperto da chi andrà ad abitare! Elena, lui ha già la valigia pronta, è impaziente di partire!


 

mercoledì 9 luglio 2014

Ode al disordine

Ogni tanto parlo di casa. Adoro vedere quelle fotografie meravigliose e piene di luce dove tutto è in ordine, dove ogni cosa è al suo posto e c'è un posto per ogni cosa, come gli gnomi c'insegnano a fare fin da piccoli. Sembra che in quelle case abitino bambini precisissimi che rimettono subito a posto i giochi e che piegano il pigiama prima di riporlo sotto al cuscino. E le cucine? Cassetti e barattoli organizzatissimi, con tante targhette graziose ad indicare che cosa c'è dentro, pentole lustre in fila una accanto all'altra come soldatini ben ammaestrati. Io invece sono perennemente in lotta. Riordino, ma il caos si autogenera a tradimento appena volto le spalle. I perfidi calzini si aggrovigliano nei cassetti. Locomotive di legno si acquattano tra le canottiere dei miei bimbi. Forchette ribelli vanno a fare comarò nello scomparto dei cucchiai. E ogni tanto (brivido cosmico) la lavatrice anarchica non si disfa per due giorni di seguito. Così, in barba al decluttering, all'ordine e all'organizzazione, oggi la mia è un'ode al disordine e per farla scomoderò i grandissimi, i geniacci, quelli che ne vien fuori soltanto uno su mille milioni, quelli da cui non si finisce mai di imparare, anche se non saremo mai come loro, nemmeno per sbaglio:

Alexander Calder nel suo studio, fotografato da Arnold Newman

Lo studio di Cannes di Picasso. Foto di David Douglas Duncan
La scrivania di Albert Einstein - Acme photo

Home office di Steve Jobs. Foto di  Diana Walker.
Così, se un giorno ti senti sopraffatta dal disordine e aprendo l'armadio ti cade tutto addosso, respira profondamente e ripeti con me: 

http://michellewooderson.blogspot.it/
Con la variante che forse non è sempre così organizzato, questo caos.